COMPAGNIA DELLA CORTE
Ricerche & Produzioni Teatrali
 
 
La Vedova Bianca
Testo e Regia:
    Ancilla Oggioni
Interpreti:
    Ancilla Oggioni
    Enrico De Meo
Sonorizzazione degli spazi:                                    
    Marco Domenichetti
Foto di Scena
  1. Manuel Sacchi
  2. Moreno Gemelli
 
si ringraziano
I detenuti e la Direzione della Casa di Reclusione
 di Bollate
"Dedico lo spettacolo agli uomini che cercano la ricchezza in quel che danno,
non in quel che prendono, e cercano la forza in quel che sono, non in quel che hanno;
 agli uomini che credono  negli uomini e si battono con loro e per loro e non contro di loro;
agli uomini che fanno le cose in cui credono e credono nelle cose che fanno.
 
Dedico questo spettacolo a chi sogna a chi spera a chi attende
."
 
La Vedova Bianca


Attraverso una storia d’amore, lo spettacolo presenta uno degli aspetti più delicati e controversi delle varie problematiche che ruotano intorno al carcere. Non un’opinione univoca sul sistema carcerario, ma un’occasione di riflessione sul tanto discusso carattere rieducativo di quest’ultimo.
 
La scena mostra le vite parallele di una coppia divisa dal carcere. Gli unici contatti sono quelli rappresentati dalle lettere che ci illustrano lo scorrere diverso del tempo e delle emozioni.
 La separazione modifica la percezione dell'esistenza e, indipendentemente dalla colpa, dalla pena e dalla legge, è sopportabile solo grazie alla speranza.  Speranza di riunirsi, di vivere lo stesso tempo, di scoprire che l'attesa e la pena non sono state inutili.
 
L’aspetto più poetico del testo incontra in scena il realismo di immagini, voci e rumori (lo spettacolo è in quadrifonia) registrati nel carcere di Bollate, in un montaggio che rivela il contrasto tra il luogo comune della storia d’amore e la realtà quotidiana della cronaca, fino ad ottenere un risultato dal forte impatto emotivo.