COMPAGNIA DELLA CORTE
Ricerche & Produzioni Teatrali
 
 
 
La Cena de’ Folli
Testo
Vittorio Renuzzi
Regia
Bruno Cavanna
Interpreti:
JP Albasini
Valentina Ferri
Maria Parigi
Riccardo Rigamonti
Vittorio Renuzzi
Monica Rossi
 
Con la partecipazione del
Laboratorio Permanente
di
Cavalli di Fango
 
Disposizione
delle vivande
Lo spettacolo prevede la possibilitate de un’imbandigione per lo sollazzo de’ spettatori tutti.
Eccone un’antiqua versione
 
 
LA CENA DE’ FOLLI
Spettacolo itinerante alla moda dei cicli medievali
 
Qui si narra della grande fame dello Inferno & de sua infinita gola & de parimenti proportionato ventre suo; & si vedranno li follissimi peccatori con loro nequitia & presuntione acquistare lo nomine de folli & essere ad uno tempo lo nutrimento & lo sollazzo delle fauci dello gran Mostro che tutto divora.
Il tutto mostrato da hystrioni & giullari, con il fabulazzo della Grua, lo lamento dello Ninferno, la farsa di Estormì, l’Invettiva della Reina Salomè & la Ballata di Caino
 
 
 
 
 
 
 
La CENA DE’ FOLLI è il grande banchetto dell’inferno che si ciba delle anime dei peccatori cucinandole secondo il proprio gusto e l’adeguata pena.
A illustrare queste “portate” infernali, alcune leggende medievali rappresentate con le tecniche e lo stile del teatro medievale:
L’Invettiva della Regina Salomè, che secondo una diffusissima leggenda medievale era diventata Regina d’Armenia per essere destinata a sprofondare nelle acque ghiacciate di un lago dopo una feroce caccia.
La Ballata di Caino, che secondo i rètori medievali, fuggito dall’Eden e condannato a vagare senza che nessuno potesse por fine ai suoi tormenti, fu inventore della civiltà, con le sue città, la doma dei cavalli e l’uso sofisticato della cucina.
 
A far ridere, poi, alcuni fabliaux, cioè i racconti satirici e piccanti del medioevo francese.
Si sono tradotti per la scena due dei più famosi e ricorrenti racconti popolari francesi:
il Fabliaux della Gru, che illustra i danni dell’eccessiva ingenuità e che ha ispirato il Moliere della Scuola delle Mogli
la Farsa di Estormì, struttura drammatica ricorrente in molte tradizioni satiriche dall’antica Bisanzio fino alla Russia del XVII secolo.
E poiché nelle Sacre rappresentazioni, secondo la tradizione del Vangelo Apocrifo di Nicodemo, l’Inferno è descritto come una gigantesca bocca che divora e mastica le anime, eccolo, allora, diventare un gourmet, consapevole dei trattati di cucina del tempo.
Infatti in tutti gli episodi trovano spazio gli antichi trattati di cucina dell’epoca, come il trattato del Maestro Martino da Como, Libro de arte coquinaria, i trattati anonimi trecenteschi veneziani e toscani, nonché un libro napoletano del primo quattrocento.