COMPAGNIA DELLA CORTE
Ricerche & Produzioni Teatrali
 
 
 
 
La Compagnia BabyGang
presenta
 
Il Matrimonio di Don Quijote
 
Testo e drammaturgia
Carolina De La Calle Casanova
In collaborazione con
Bartleby Factory
Assistenza alla regia
Emanuele Crotti
Con la collaborazione di Carmen Giordano
Consulenza Filosofica
Massimo Canepa
Con
Federico Bonaconza
Laura Bussani
Paolo Faroni
Woody Neri
Valentina Scuderi
Ivan Zerbinati
Scenografie
Barbara Slocovich
La scenografia è stata elaborata e costruita da artigiani del Monferrato.
Costumi
Angela Tagliabue
Disegno luci
Massimo Canepa
Con la collaborazione di
Luna Mariotti
Disegni
Paolo Faroni
la compagnia ringrazia
 
paolo rossi
 
PER L’AIUTO E LA COLLABORAZIONE
 
In collaborazione con il Teatro della Contraddizione
di Milano
 
 
 
 
 
in co-produzione con Compagnia della Corte di Pavia
 
con il patrocinio di
Claudio “Mari” Gualandi
 
 
Il matrimonio di Don Quijote.
 
Ci sono storie che si perdono e storie che si trovano. Nessuno conosceva “Lo que sucediò al famoso Matrimonio di Don Quijote con Dulcinea del Toboso”, eppure esisteva ed esiste. Presso la Biblioteca d’Alcalà de Henares, paese natale di Miguel di Cervantes, ci sono diari e manoscritti dell’autore contenenti diversi episodi del Don Quijote che Cervantes non ha incluso nel romanzo. Tra questi, a volte censurati a volte inconclusi, abbiamo trovato l’episodio dove non solo Don Quijote sposa la sua bella Dulcinea del Toboso ma deve cercare, assieme al fedele Sancho Panza, la “coneja blanca” della sua giovane sposa (da noi tradotto con “Parpaia Topola”, in riferimento al fableau osceno di Dario Fo). In questo episodio Cervantes ci presenta per la prima volta in carne e ossa Dulcinea - non più la donna idealizzata, bensì una contadina che fa giochi d’amore con il prete del paese - e sua madre - che deve salvaguardare l’onore della figlia.
L’episodio sulla topola fu il grande turbamento di Cervantes. Un turbamento durato dieci anni, tanti quanti ne intercorsero tra la pubblicazione della prima parte e la pubblicazione della seconda. Cervantes lo scrisse traendo ispirazione da una novella medievale, il cui intento ironico e dissacratorio ben si sposava con l’impianto del romanzo. Ma l’argomento, certo scabroso per quei tempi, e la stesura, lenta e faticosa, lo spinsero all’abbandono. Il testo rimase manoscritto, e si tramandò di generazione in generazione, fino a giungere nella Biblioteca d’Alcalà de Henares: «lascio questo libro, che parla dell’erranza di un cavaliere e del suo autore che a tale erranza non seppe por fine, a quanti in vita non temono di errare».
Di questa erranza e della sua inesauribile fine parla questo spettacolo, che, sospeso tra realtà e fantasia, parla della vita e di come l’ingenuità a volte non sia che la miglior prova dell’intelligenza.
            
Premio Miglior Attore SIPARI D’OCCASIONE 2007
Vincitore Premio OLTREPAROLA 2007